a casa di ross

 
 
 

Prima di tutto scrivo un breve cenno storico su questa splendida cittadina:

San Quirico d'Orcia,  42 km a sud di Siena sulla Cassia, è un antico centro medievale, sviluppatosi intorno al villaggio di Osenna, e si trova ai piedi del monte Amiata. Il suo territorio, riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità, è al centro del Parco Artistico Naturale e Culturale della Val d'Orcia. La posizione di San Quirico, sulla collina che divide la valle dell'Asso da quella dell'Orcia, permette uno sguardo profondo sulla splendida campagna, verde, gialla, brulla con l'alternarsi delle stagioni, con una cornice di olivi e di viti che preannunciano prodotti della terra genuini e di ottima qualità. L' economia è prevalentemente agricola, è sostenuta anche da una serie di attività artigianali, mentre è più recente lo sviluppo turistico, che può contare su numerosi alberghi, bed and breakfast, agriturismi, ristoranti ed enoteche, e che ha in Bagno Vignoni, splendido punto termale, un altro punto turistico.

San Quirico ha origini etrusche,  ma è solo a partire dall' XI secolo che che si ritrova sempre più frequentemente il nome di questa splendida cittadina sui documenti storici, anche perché di qua passa la via Francigena, che conduceva i pellegrini a Roma per l'Anno Santo. Nel 1155 Federico Barbarossa  si accampò qui per trattare con gli ambasciatori di papa Adriano IV la sua incoronazione ad imperatore; dal 1167 fu sede del Vicariato Imperiale e nel 1205 i Rettori delle Città componenti la Lega Toscana vi tennero la loro prima Dieta per decidere le sorti di Montepulciano; quindi nel 1228 fu Corte Regia di Federico II. Località di confine tra la Repubblica senese ed i territori pontifici, fu, per molto tempo, luogo di passaggio di eserciti, imperatori, papi ed uomini illustri. Successivamente subì la sorte di tutte le città  legate alla repubblica senese: dopo aver sofferto invasioni, saccheggi e distruzioni da parte di vari eserciti , nel 1559 prestò giuramento di fedeltà a Cosimo I de' Medici. Nel 1667 il cardinale Flavio Chigi nominato marchese di San Quirico, che lo ebbe in feudo dal granduca Cosimo III de' Medici, si fece costruire  Palazzo Chigi, a cui lavorarono numerosi artisti del tempo, tra cui Domenico Ricciolini e Paolo Albertini. Le sale affrescate del primo piano, recentemente restaurate, sono sedi di mostre, convegni ed è anche sede  del centro per lo studio del paesaggio e del giardino (Fondazione Alessandro Tagliolini), centro nato con lo scopo di promuovere la formazione e la diffusione della cultura del paesaggio e del giardino.

Nella prima foto si vede, a sinistra, la facciata della Pieve (oggi Collegiata) dei Santi Quirico e Giulitta, costruita  intorno al 1080 sui resti dell'antico Battistero in travertino bianco ed arenaria, che rappresenta uno straordinario esempio di romanico. L'esterno è caratterizzato dalla presenza di tre portali, dei quali uno, con protiro e telamoni, datato 1288, è attribuito nientemeno che a Giovanni Pisano; la facciata presenta anche un rosone decorato con motivi zoomorfi e vegetali. La pianta della chiesa è a croce latina e presenta una navata unica. Grazie al restauro del 1936 è stata recuperata l'armatura policroma del soffitto a capriate, con formelle lignee con ornato senese. Il dorsale del coro, con tarsie lignee rinascimentali, pregevole, è stato originariamente eseguito per il Duomo di Siena e poi acquistato dal Marchese Chigi per la Collegiata; sull'altare  c'è il bellissimo  polittico di Sano di Pietro, dipinto nel XV secolo espressamente per la Collegiata. Oltre all’olio novello, c’è un altro settore interessante, la giovane doc senese, che  è sempre più apprezzata dalle guide del settore e dalla fascia di mercato medio alta. Molte aziende vinicole in San Quirico producono Orcia doc, che si può degustare nelle enoteche, nei ristoranti e nelle cantine di questa bella cittadina. I vini d'Orcia sono: l’ Orcia rosso, con un minimo del 60% di Sangiovese,  che è un vino strutturato dal colore rubino scuro, con aroma fine, complesso, che richiama i frutti rossi, dal gusto intenso, armonico e persistente, che si abbina perfettamente a piatti di carne e selvaggina e formaggi stagionati; si esalta inoltre con tartufi bianchi di cui è ricco il territorio, e va servito a 16° - 18°.  L'Orcia bianco (uno dei pochi vini bianchi della Toscana), è prodotto con Trebbiano toscano (minimo 50%), ed è un vino dal colore giallo paglierino, talvolta con riflessi verdognoli, con un aroma fine e fruttato, dal gusto asciutto ed armonico, ottimo da servire con gli antipasti e da assaggiare con pietanze di carne bianca; va servito a 12° - 14°.

Poi c'è l'Orcia Vin Santo, anche questo composto da Trebbiano toscano, al minimo del 50%, le cui uve, scelte con cura, sono sottoposte ad appassimento naturale ed ammostate tra il 1 Dicembre dell'anno di raccolta ed il 31 Marco dell'anno successivo, e che prevede l'invecchiamento obbligatorio per almeno tre anni nei tradizionali caratelli; è un vino complesso, dal colore dorato tendente all'ambrato, con un aroma intenso, etereo, persistente, al palato caldo, armonico, pieno. E' un vino dal carattere "sacrale",  perché è un vino dell'ospitalità toscana, da sempre prodotto dai contadini della Val d'Orcia che lo conservavano gelosamente per le feste. Il vin santo d'Orcia si sposa amabilmente con i dolci senesi di origini medievali, come le copate i cavallucci, il panforte speziato del tipo antico ed i cantucci. Va servito a 14°.

La festa dell'olio nuovo, a San Quirico, ha la precisa finalità di valorizzare un prodotto genuino e di qualità di questa terra, frutto del lavoro di olivicoltori attenti e professionalmente preparati. La prima edizione risale al 1993, ed è la conseguenza della presa di coscienza delle potenzialità che l'olio extra vergine d'oliva rappresenta per l'economia locale. La festa, anno dopo anno, è diventata occasione di incontro con persone provenienti da ogni parte d'Italia ed anche del mondo, e momento di dibattito sullo sviluppo economico correlato alla salvaguardia del territorio e dei prodotti: dibattito che verte sulla coltivazione dell'olivo, le nuove tecniche di raccolta e macinatura delle olive, l'integrità del prodotto e la difesa da ogni manomissione. La festa comunque riesce a mantenere la caratteristica di sagra paesana, con gli stands allestiti nel centro storico, con bracieri accesi nelle vie, dove si preparano bruschette da offrire ai passanti grati, insieme ad un bicchiere di vino, e momenti di incontro musicale con bande musicali toscane e non.

L'olio di San Quirico ha una bassa acidità ed anche altre caratteristiche che lo rendono pregiato: questo extra vergine appartiene alla categoria degli olii fruttati di maggior pregio e già dall'analisi olfattiva si evidenzia la sua fragranza e freschezza. Alla degustazione si può apprezzare, nel retrogusto, l'aroma di mandorle amare e di carciofo, ed in gastronomia è particolarmente indicato in abbinamento con piatti poco aromatici, proprio per poterne apprezzare al massimo le sua caratteristiche. Sarebbe  meglio degustare l'olio  entro un anno. 

Come si assaggia l'olio extra vergine d'oliva:

La percezione del profumo, del gusto e del retrogusto  è effettuata con l'olfatto, oltre che con il gusto, per poter apprezzare al meglio le sfumature ed il completamente della sensazione di base che è data dal fruttato. L 'amaro  viene percepito da particolari papille poste nel fondo della lingua, così come il piccante, l'acido eccetera, e sono avvertiti tramite le  terminazioni nervose che tappezzano tutta la bocca.  Prima di tutto occorre che bocca e naso siano liberi da sapori ed odori, ed  è quindi bene sciacquare la bocca con acqua non fredda e non gassata. Il primo parametro da valutare è il profumo, così si può annusare l'olio nel suo contenitore, ovviamente, oppure versandone una piccola quantità nel palmo della mano e  sfregando leggermente l'olio tra le dita, in modo da causare un innalzamento della temperatura dell'olio con la liberazione dei componenti aromatici più importanti. (In questo modo si può anche percepire anche un irrancidimento, anche lieve, dell'olio). Dopo questa operazione si può quindi mettere in bocca una piccola quantità di  olio,  strofinandone lentamente un poco con la lingua contro il  palato, inspirando poi profondamente e deglutendo. Poi si espira a bocca chiusa, facendo fuoriuscire l'aria dalle narici. In ogni momento dell'assaggio occorre fare attenzione alle diverse sensazioni gustative ed olfattive e non limitarsi alle prime impressioni: infatti le sensazioni secondarie come il piccante o l'amaro che vengono avvertite per prime, e possono indurre un giudizio negativo un po' frettoloso dell'olio : l'elemento piccante od amarognolo dell'olio può essere infatti una caratteristica degli olii giovani ed acerbi, caratteristiche che tende poi ad attenuarsi con la maturità.


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