A CASA DI ROSS

 
 
 
 
 
 

E’ stata una dura prova. Io, che tempero serenamente più di un chilo di cioccolato e preparo cinque stampi di cioccolatini contemporaneamente, che preparo il caramello mentre stiro, che le glasse mi fanno un baffo, che sforno ridendo panettoni, pandori e colombe, mi accascio e mi riduco uno straccetto quando devo affrontare pesci ed affini. La cosa è cominciata più di un mese fa, quando Joannes Carolus, gioiosamente, portò a casa un vassoio di mazzancolle surgelate, pregandomi di fargliele fritte. Semplicemente fritte. Che ci vuole? Eh già... che ci vuole? Ho procrastinato sin che ho potuto, poi, di fronte all’ennesima richiesta, ho consultato freneticamente amiche, parenti, collaterali ed affini, libri, vicine di casa, l’archivio (si, anche quello, ahimè), internet, la mamma e la suocera (non mi son fatta mancare nulla, come si evince). Da tutto ciò ne ero venuta fuori ancora più frastornata e confusa, perché ognuno aveva la sua ricetta, il suo modo di procedere: chi infarinava prima e passava nell’uovo poi; chi procedeva al contrario, passando le mazzancolle nelle uova prima ed infarinandole poi, e pure chi usava la semola in luogo della farina. Mia madre aveva proclamato che la procedura canonica, in Sardegna, era di friggere le bestie con il carapace, però la cosa non mi convinceva. Perché, ragionavo tra me e me, per mangiare la bestia si deve levare ovviamente il carapace, ma così facendo si leverebbe anche la panatura: ergo, si mangerebbe la polpa senza la panatura. Allora a che pro panare le mazzancolle, se poi la panatura si elimina e non si mangia? E il cervello, poverello, cominciava ad impazzar, per citare Rossini. C’era una sola cosa da fare, armarsi di coraggio e cimentarsi. Ho aperto il freezer, con un sospiro che avrebbe mosso a pietà un masso, mi son messa il grembiulino e son partita a pulire le mazzancolle. Sin lì, nessun problema. Ho quindi fatto le prime prove di panatura, prima la farina e poi le uova, e viceversa, non trovando differenza di sorta: in entrambi i casi le uova e la farina erano diventati un triplo grumo appiccicoso sulle mie dita, (posso dire che avevo le dita panate), mentre, in compenso, sulle bestie la panatura era irrisoria. Mi sono accorta che l’olio era bollente e le mazzancolle non ancora pronte: ho spento il fuoco sotto alla padella, ed ho ripassato le mazzancolle nella farina e nell’uovo, però a quel punto l’olio si era raffreddato. Ho riacceso il fuoco ed ho cominciato ad ammucchiare le bestie sul tagliere, mucchio di roba appiccicaticcia. Il tutto con la macchina fotografica in mano, il che non mi aiutava di certo. Confesso che ho avuto attimi di panico completo, ma ho tenuto i nervi saldi ed alfin ho gettato con slancio le mazzancolle, tre o quattro per volta, nella padella, al grido: “Vada come la vada!!”,mentre fotografavo. Ed è andata...


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MAZZANCOLLE FRITTE

giovedì 28 gennaio 2010

 
 
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