a casa di ross

a casa di ross

Il Gian, dopo aver esaminato, sconsolato, il panorama nell’anticamera di mia suocera mi ha posto una domanda che non è la prima volta che mi pone, e cioè: “Ma com’è che riusciamo sempre a tornare a casa più carichi di quando siamo partiti?” (O meglio: come io riesca a tornare a casa più carica rispetto al viaggio di andata). Domanda posta di fronte allo spettacolo impressionante di: dodici grosse buste piene di riviste e libri di gastronomia, formaggi e salumi (sono riuscita a fare una puntata da Peck, per la definitiva rovina del nostro conto in banca), regali per le amiche e per mia madre, regali di mia suocera per me ed il Gian, altri ammennicoli vari, i nostri bagagli (in genere quando mi sposto anche per pochi giorni mi porto dietro mezza casa, e mezzo armadio, non si sa mai cosa può capitare), la macchina fotografica, i nostri computers, tutta l’attrezzatura di Taddeo (pappa, ciotola, impermeabile, giochini e palline, copertina ecc), regali per mia suocera e le amiche ed altro ancora, compresa la macchina Nespresso per il caffè (si, anche quella). C’è voluto un notevole lasso di tempo, per caricare la nostra monovolume, e poi finalmente abbiamo varcato il casello dell’autostrada. Abituata da dodici anni, ormai, a fare avanti e indietro da Roma a Milano e viceversa, però non mi stanco mai di ammirare il bellissimo paesaggio che man mano sfila ai lati dell’auto. Mi piace soffermare lo sguardo sull’opulenta campagna lombarda, arata e coltivata, con corti e case rurali, campagna che poi, traversato il Po, in Emilia, si arricchisce di boschi di pioppi slanciati e larici argentei, di fabbriche ma anche di alte querce e verdi robinie, e di peschi diligentemente allineati come soldatini negli ordinati terreni delle numerose aziende agricole. Dopo una congrua sosta all’autogrill per lo scalo tecnico, abbiamo affrontato quello che una volta era considerato il temibile tratto Roncobilaccio - Barberino del Mugello: perché quel pezzo di autostrada è stato spesso afflitto (e ne abbiamo fatto abbondante esperienza) da code chilometriche dovute ad incidenti (tra due o più mezzi pesanti, tra autovetture e mezzi pesanti, tra autovetture, tra motociclette ed autovetture), tamponamenti (semplici, plurimi ed a catena), auto in fiamme, grandinate bibliche, nevicate apocalittiche, piogge torrenziali, nebbie da non vederci un’ostrega, venti tempestosi, svariati cantieri e relative molteplici deviazioni per lavori alla famosa variante di valico, spettacolari alluvioni, ma anche frane spettacolari, catastrofici smottamenti, memorabili perdite di carico da parte di autoarticolati, (tutto ciò a volte anche contemporaneamente), ed altre varie calamità che lo hanno portato ad ottenere per acclamazione la patente di tratto più sfigato dell’ intero orbe terracqueo; anche se questa poco invidiabile palma ormai è passata alla Salerno - Reggio Calabria, vero campo di martirio per centinaia di migliaia di automobilisti (chi lo desidera può lasciarne qui personale testimonianza). Le montagne intorno, folte di abeti, dopo Calenzano cominciano a riempirsi di cipressi scuri e slanciati, segno che ormai siamo prossimi alla Toscana. Mi son goduta, con lo sguardo, le dolci colline fiorentine, cosparse di ville magnifiche, di cipressi, di olivi e di vigne, e poi il classico profilo delle colline del Valdarno, sino ad Incisa. Dopo aver salutato Montepulciano, ben visibile e riconoscibile sulla destra, siamo entrati nella verde e morbida Umbria, là dove abbiamo cominciato ad incrociare il Tevere. Oltrepassata Orvieto, con la splendida Cattedrale che svetta sulla rupe di tufo, il paesaggio cambia ancora, verso Orte, diventando campagna romana (ed un po’ per volta i cipressi diventano sempre più rari). Dopo l’imponente lavoro di scarico dei bagagli e messa a posto del loro contenuto e di tutte le buste, mi son messa al lavoro per preparare la cena e la torta di compleanno per la mamma. Non essendo Nembo kid, mi ero attrezzata: prima di partire avevo preparato un pan di Spagna, che avevo sistemato in freezer. Mi è bastato scongelarlo, preparare al volo un po’ di crema pasticciera e montare la panna, per servire, dopo cena, la torta con cui festeggiare gli 85 anni della mamma. Ho usato le gocce di cioccolato, per guarnire la torta, però posso suggerire, per chi voglia copiarla, l’uso di ciliegie candite, pezzetti di fragola o kiwi, o bottoni di cioccolata ricoperti di zucchero colorato.
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TORTA DI COMPLEANNO PER LA MIA MAMMA
mercoledì 22 aprile 2009