a casa di ross

a casa di ross

Mi piace la senape francese. Quanto, lo sanno benissimo il Gian e mia cugina, che venne con noi a Parigi, quattro anni fa. Tra una visita a Versailles, ai musei, a Notre Dame, la gita in Bateau Mouche e tutto il resto (come ben si ricordano ancora i nostri piedi), siamo entrati in un paio di lussuosi negozi di gastronomia francese (uno di questi era sugli Champs élysées), dove ho acquistato diversi vasi di senape: alle noci, al curry, al Cognac, allo Champagne, all’antica, in grani, al Bordeaux... Prendo questo, devo avere anche quello, non posso assolutamente fare a meno di quell’altro, esclamavo garrula, accumulando i vasetti nel cestino. Poi, arrivati qualche giorno dopo in aeroporto, l’inflessibile hostess di terra, dopo aver pesato il mio trolley, decretò che il bagaglio superava, e di molto, il peso massimo consentito per l’imbarco. Mica mi son scoraggiata. Ho fatto aprire i bagagli ai miei due compagni di viaggio, mettendomi quindi carponi sul pavimento dell’aeroporto, obbligando la gente, che rideva divertita, a scansarmi, e ridistribuendo il carico (circa quattro chili di senape francese, in totale, mica bau bau micio micio), tra i loro due bagagli ed il mio. Mentre ero impegnata in questo complesso lavoro di calcolo matematico, mia cugina rideva, ed il Gian brontolava sulla mia scomoda ed inveterata maniacale abitudine di tornare a casa con le valigie che scoppiano di souvenirs più o meno mangerecci, (acquisto anche libri di cucina, e pesano); capirete quante scene più o meno divertenti di questo genere abbiamo collezionato in dodici anni, il Gian ed io. All’epoca giravamo per mezzo mondo, ed avevamo, oltre ai nostri due trolley, un altro bagaglio fisso, comunque ingombrante, costituito dalla voluminosa borsa contenente la mia macchina fotografica, con i filtri, le pellicole da diapositive, gli obbiettivi e, last but not least, il cavalletto, oltre alla borsa con la video camera. Quindi noi si viaggiava sempre al limite dell’imbarco. La scena svoltasi a Parigi non è stata quindi la prima (e neanche l’ultima): al check in dello JFK di New York, non avevano consentito l’imbarco alle numerose buste e sacchetti che portavo, e che avevo tentato comunque di spacciare, con innegabile faccia di tolla, come bagaglio a mano (leggasi borsetta). Dopo tre settimane di permanenza negli States avevo accumulato diversi sacchetti: abbiamo dovuto così acquistare un borsone al duty free e riempirlo dei sopraddetti sacchetti (pagando, beninteso, per il bagaglio in più) per poter tornare a casa con tutto il bottino. E non dico cosa non ho potuto portare da Londra, qualche anno fa, malgrado fosse per me l’ennesima volta (quella volta sono riuscita a stupire anche me stessa). Ma questo, magari, lo racconterò un’altra volta.
Per tornare alla senape... questa volta non c’è stato bisogno di andare a Parigi (con grande sollievo del Gian): è bastato andare in un fornitissimo negozio di gastronomia in Via Cola di Rienzo, per trovare la senape francese al Cognac Pommery. Dato che ho usato questa particolare senape, che ha un profumo fantastico, si, ma è comunque francese, ho intitolato il piatto, un po’ pomposamente, in francese. Per giocare. Tanto per non chiamarlo pollo alla senape...
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POULET AU MOUTARD AU COGNAC POMMERY
lunedì 30 marzo 2009